TERESA NOCE
Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2026, 12:56

Teresa Noce è stata una dirigente politica di primo piano, figura di eccezionale rilievo nella Resistenza italiana, tanto da essere ricordata con l’appellativo di Madonna Tempesta.
Oggi si vuole restituirle un riconoscimento che le è stato negato, a seguito di un oblio imposto da chi avrebbe dovuto celebrarla. Un tentativo di oscurare i suoi meriti, ai quali lei stessa contribuì con testimonianze autobiografiche che narrano la sua straordinaria vita: un percorso nel quale promosse leggi e organizzò iniziative rilevanti, come i cosiddetti Treni della Felicità, che negli anni salvarono dalla fame e dal freddo oltre 70.000 bambini. Ha lottato, sofferto, amato.
La sua vita è attraversata da molteplici ruoli: partigiana, combattente, madre costituente, parlamentare, scrittrice, giornalista, sindacalista, madre, moglie, prigioniera politica, deportata. Il cammino è stato guidato da valori profondi — onestà, integrità, senso del dovere, giustizia — e intrecciato a eventi storici frutto della sua mente in continuo fermento. Ha lottato per innumerevoli diritti che oggi diamo per scontati, spesso senza ricordare che dietro molti di essi c’è anche il suo impegno, come nel caso della legge sulla maternità di cui fu promotrice.
Coerenza morale e fedeltà ai propri ideali
Tra i tanti momenti significativi della sua vita, ne evidenziamo uno che può sembrare minore ma che in realtà testimonia la sua grande statura morale. Teresa Noce fu membro del CNEL nel periodo in cui vi era anche Enrico Mattei a rappresentare l’ENI. Come già osservato in molti interventi sulla sua figura, ebbe il coraggio di dichiarare pubblicamente — provocando qualche malumore — che Mattei, per carattere, atteggiamento e attenzione ai lavoratori, le somigliava molto. Inoltre, riguardo alla riforma del sistema previdenziale, la posizione del dirigente pubblico risultava addirittura più innovativa e rispettosa nei confronti dei lavoratori rispetto a quella del proprio partito. Questo è un minimo esempio della sua onestà intellettuale.
“Estella” era lo pseudonimo scelto da Togliatti come nome di battaglia, e lei stessa si definiva una “rivoluzionaria professionale”. Combatteva il fascismo in ogni forma, mantenendo una lucidità di pensiero individuale pur restando fedele a una logica di partito. La fedeltà ai compagni e al credo fu certamente superiore a quella di chi l’ha tradita per interessi personali, un trauma che lei stessa dichiarò più duro del carcere o della deportazione.
Cresciuta in condizioni di estrema povertà e rimasta orfana in giovane età, senza alcun sostegno economico, dedicò la vita allo studio e alla ricerca della comprensione, per immaginare e costruire un domani diverso — fondato sulla pace, sull’uguaglianza e sulla giustizia sociale. Lo fece senza scendere a compromessi, a costo di risultare spesso scomoda e ingombrante.