MARIA AGAMBEN FEDERICI
Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2026, 13:04
Candidata nelle liste Dc alla Costituente - fu giornalista e ritenne necessario un diaologo diffuso tra donne e uomini per superare l'apatia e la sfiducia tra le masse femminili.
Maria Agamben Federici, membro dell’Assemblea Costituente per il Gruppo democratico-cristiano, fu molto attenta alle condizioni materiali della vita quotidiana delle donne, la cui durezza impediva spesso di distrarsi dai bisogni familiari.
Candidata appunto nelle liste della Dc alla Costituente, Maria Federici affrontò con energia e tenacia la campagna elettorale.
Brava giornalista, con qualche anno di esperienza alle spalle, intervenne sulla stampa convinta che timidezza, ignoranza, in qualche caso apatia e senso di sfiducia diffusi tra le masse femminili necessitassero di un dialogo diffuso e serrato con donne e uomini.
Fu Presidente del Centro Italiano Femminile dal 1944 al 1950.
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Inquadrò in un’ottica ampia la questione del voto, nella consapevolezza che dietro all’opposizione si annidasse una concezione arretrata delle relazioni familiari che contraddicesse gli stessi principi cristiani.
Eletta nella I e nella II Legislatura, la deputata fu relatrice del disegno di legge sulla «Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri» che diverrà la famosa legge n. 860 del 1950.
Sempre in quegli anni, con Lina Merlin, Angela Guidi Cingolani e Maria De Unterrichter Jervolino, fondò il Comitato italiano di difesa morale e sociale della donna, finalizzato all’approvazione della proposta Merlin sulla chiusura delle case chiuse e per il reinserimento sociale delle prostitute.
Più duraturo l’impegno nell’Anfe (Associazione nazionale famiglie emigrati), che fondò nel 1947 con la volontà di trovare adeguate soluzioni al fenomeno dell’emigrazione che vide massicci flussi nella fase della ricostruzione e di cui rimase presidente fino al 1981.
Maria durante l’incarico di presidente per trentaquattro anni favorì l’estensione dell’Anfe oltre i confini nazionali. Nel 1981 lasciò la Presidenza dell’Associazione e si trasferì a L’Aquila ma non abbandonò l’Anfe, collaborando alla preparazione del disegno di legge n. 356, presentato al Senato, sul nuovo ordinamento della scolarità dei figli degli emigrati.
Morì il 18 luglio 1984 all’età di 85 anni.
